Eravamo quattro amici al bar

Già! E non eravamo solo quattro, anzi a volte eravamo in tanti, e non eravamo solo al bar ma anche in molti altri posti che al bar assomigliano. Questa frase della vecchia canzone è diventata uno di quei modi di dire che spiegano tutto in poche parole, un modo di essere e un modo di pensare, i sentimenti e i distacchi, le trasformazioni e le speranze, e allora la uso anch'io come titolino di una pagina che vuole riportare a un'epoca e vuole anche svolgere una funzione.

Il bar per eccellenza negli anni della nostra gioventù - anni lunghi quelli nei paesi, assai più che nelle città - era il Bar Fazio, quello di allora, che era cosa assai diversa di quello che è stato dopo. Il bar con le tante pertinenze - lo scalino, il balcone - e le ancor più numerose appendici, la piazza, la panchina, l'autobus, il Cinecircolo, Radio Studio 93, ecc.. è vero che volevamo cambiare il mondo, e che poi a uno a uno siamo andati via, e chi non è partito per andare lontano ha lasciato per la famiglia, i figli, e gli anni che passano.

Forse è anche vero che il mondo ha cambiato noi, ma la cosa mi sembra più banale, perché non tutto e non tutti siamo cambiati allo stesso modo. La canzone può avere finali assai diversi a seconda di chi la canta. Volevamo cambiare il mondo, ma intorno ai quattro amici al bar anche allora c'erano coloro ai quali non fregava niente del mondo. Così ognuno è poi diventato grande attraversando gli anni come ha saputo e potuto: chi con gli appetiti o l'accidia, chi con le preoccupazioni o i successi o quant'altro ancora e chi con quello che resta dell'antica voglia di cambiare il mondo. Che a volte non scompare del tutto, e ogni tanto riaffiora, anche quando non ci si aspetta più molto dal tempo che verrà.

Eravamo un po' di amici al bar, e qualcosa di quello spirito in alcuni è rimasto. Il desiderio di poter fare di più talvolta è palpabile, anche se il bar o le sue appendici sono oramai lo spazio e il tempo breve di un incontro in agosto, fatto di un fugace saluto e di qualche commento su come è il paese oggi.

Poter fare di più per il paese di San Piero, che avremmo voluto diverso e per il quale non abbiamo avuto modo e tempo di fare granché, anche a causa di coloro ai quali non fregava niente del mondo. Cosa si può fare da lontano per il paese di San Piero? Niente o qualcosa. Chi opta per qualcosa sa che ha Internet a disposizione, almeno per dire la sua e su ciò che vuole. Questo spazio è per i quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo e che hanno ancora qualcosa da dire. Critiche e suggerimenti, agli amministratori o agli amici rimasti in paese, che a volte vuol dire la stessa cosa. Ma i contributi sono benvenuti anche da San Piero! Tutti con spirito costruttivo, possibilmente.

Questo spazio è a disposizione di tutti, anche se non è una vera bacheca o un forum libero, perché le questioni troppo personali, ciò che offende o che niente ha a che vedere con il paese non potranno avere spazio. È come al bar: non tutti sedevamo allo stesso tavolino e non tutti volevamo cambiare il mondo: una piccola censura, per non fare confusione ai tavoli, che comunque non riguarderà mai le opinioni altrui solo perché diverse. Solo per non fare confusione ai tavoli.

Vorrei che almeno qualcuno degli amici che capitano su questo sito trovasse il tempo di una mail con qualcosa da dire. Sarebbe il loro (e il mio) piccolo disinteressato contributo alla crescita del paese di San Piero. Siccome c'è sempre qualcuno che non si rassegna mai, spero proprio che non rimanga uno spazio vuoto.

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Ciao Pietro,

Credo che quello che possiamo fare da lontano per il nostro paesello è soprattutto AMARLO.

Parlarne in senso positivo, far vedere angoli e scorci, Pubblicare l’arte e la cultura per lo più nascoste, forse solo perché troppo pigri per guardare o troppo ignoranti per capire, spesso succede che conosciamo il nostro paese solo dopo che lo abbiamo lasciato, per quella regola che: apprezzi ciò che hai perso, solo dopo averlo perso.

Personalmente penso che la nostra cittadina non possa aspirare ad un turismo di massa, Penso quindi che per lo sviluppo dell’area le strade da percorrere possono essere l’artigianato e l’agricoltura, ma entrambe devono superare la logica attuale, serve cooperazione, bisogna andare oltre il concetto di Verghiana memoria della ROBBA bisogna fare delle cooperative creare consorzi sia per coltivare che per produrre ma soprattutto per PROMUOVERE.

Quello che stiamo facendo Tu con il tuo Sito ed io con il mio, serve “solo” a far conoscere ed apprezzare il paese ai nostri concittadini, le istituzioni devono far conoscere il nostro SPLENDIDO comune con la sua arte la sua storia ed i suoi prodotti, agli Italiani.

La proloco ha fatto delle cose eccellenti e ci fa sentire importanti, ma l’impressione e che stia parlando ai suoi concittadini e non al resto del mondo, ripeto mi fa sentire importante, ma sarebbe altrettanto importante portare dei forestieri a San Piero, che comprino i nostri prodotti.

Il parco dei Nebrodi sta facendo molto e bene ed è un peccato non farne parte, una proposta seria sarebbe quella di proporre una estensione del Parco.

Le nostre vallate sono un tesoro di flora perché godono dell’influenza del mare da dove arriva la brezza che viene trattenuta dalla corona dei Nebrodi.

Le nostre colture Nocciolo e Ulivo che ci hanno dato tanto fino agli anni 70 sono state troppo frettolosamente abbandonate, perché era più facile vivere di assistenzialismo piuttosto che rinnovare le colture, così il Piemonte a potuto creare dei centri di eccellenza per la coltivazione della nocciola cambiando radicalmente il modo di coltivarla, e ha ottenuto risultati eccellenti, sottraendoci il mercato, la stessa Turchia a fatto dei passi da gigante nella produzione di nocciole, da noi si coltivano esattamente come si faceva nell’800, con una ulteriore negatività; all’epoca c’erano i latifondisti : Orioles, Boscogrande, Villabianca, Galvagno e via via altri, questi avevano un certo potere contrattuale con i grossisti, di conseguenza i piccoli ne traevano vantaggio. Sommando le due cose oggi ovviamente non è più redditizia .

La lavorazione dell’olio in tutta Italia è cresciuta in modo verticale, creando prodotti di eccellenza che danno lustro al “Made in Italy”, tranne che da noi dove si coltiva l’ulivo e si fa la raccolta esattamente come facevano i nostri nonni, nella limitazione del prodotto genuino per il fabbisogno della propria famiglia, prigionieri di un gusto consolidato nei secoli, rifiutando la richiesta del mercato che vuole si la genuinità ma richiede un gusto più delicato, meno acido.

Io credo che questo derivi per gran parte dall’assistenzialismo; non serviva avere un prodotto da vendere, tanto cera la pensione di qualcuno in famiglia per soddisfare i bisogni, ma anche da quel bruttissimo vizio che abbiamo noi Sampietrini di pensare “siamo i più bravi e non abbiamo niente da imparare dal mondo”, mi risuona ancora nella mente l’espressione “lu babbu de ……” dove i puntini possono essere tranquillamente sostituiti con un qualsiasi nome dei paesi confinanti, salvo poi sentire espressioni come “certu, chllu è du contnent” come se il sapere fosse appannaggio esclusivo di qualcuno e non potesse essere trasferito, come se fosse necessario difendersi dal sapere stesso con un’alzata di scudi a protezione di una identità Sampietrina da difendere a tutti i costi, che va benissimo se stiamo parlando di identità NO se stiamo parlando di progresso le due cose POSSONO e DEVONO convivere. [Nino Gatto ha scritto da Genova il 3 gennaio 2008]

Quando cambia il sindaco

Da un sindaco a un altro il passo è breve ma le differenze possono essere tante. O anche poche se il tratto principale della loro azione amministrativa è l'impegno serio per la crescita del paese. Da un sindaco a un altro, con le percezioni, giuste o sbagliate, che si possono avere da lontano. Amministratori vecchi e nuovi, diversi compagni di viaggio, che si alternano dopo le elezioni di maggio di questo 2007. Salvino Fiore, più o meno la mia generazione, fatta anche di esperienze comuni. A lui che lascia (e con lui lascia una parte politica) credo sia dovuto un grazie per lo sforzo di avere un Comune normale, che non è cosa eclatante ma richiede sicuramente un impegno oscuro e non gratificato dalle apparenze. E non è cosa da poco in un piccolo comune, e da certe parti. A Ornella Trovato che subentra va l'augurio di poter lavorare bene e far crescere il paese. Appartiene all'ultima generazione che ho conosciuto direttamente, ragazzine con un pallone di basket in mano per una squadra che non c'è mai stata. Carattere forte. Per amministrare un Comune in perenne difficoltà serve, almeno quanto le risorse umane e quelle finanziarie. [maggio 2007]