Qualche considerazione

Le sagre oramai ovviamente non si contano più, come ovunque in Italia. Da queste parti soprattutto nei mesi estivi e in agosto in particolare. Certe volte si arriva quasi a una sorta di competizione fra paesi, e c'è l'imbarazzo della scelta. Tuttavia abbiamo dovuto osservare, e non da ora, che nella maggior parte dei casi - anche se ci sono fortunatamente le eccezioni - nella loro organizzazione domina una certa ingenua approssimazione.

Non ce ne vogliano coloro i quali danno vita a feste e sagre, spesso con una buona dose di generoso, volontario e gratuito impegno, che va senz'altro e prima di tutto riconosciuto, ma i risultati non sono a volte all'altezza delle aspettative, neanche delle loro. Se ci prendiamo la libertà di usare il termine approssimazione è perché l'organizzazione è spesso elementare o del tutto trascurata, frutto non solo dell'ovvia mancanza di esperienza in tante sagre nate, morte e rigenerate in pochi anni ma, evidentemente e soprattutto, di una assai scarsa attenzione al visitatore della sagra, alle sue esigenze e alle sue aspettative. Fare, e fare anche molto, significa certamente tanto lavoro, ma non è detto che produca sempre il successo cercato o sperato.

Occorre sapere fare. I difetti appaiono più evidenti soprattutto in agosto, quando i visitatori di feste e di sagre gastronomiche sono assai numerosi per la presenza di turisti veri e propri e di turisti di ritorno. Costoro - entrambe le tipologie - sono quasi sempre abituati a esperienze diverse, dove l'efficienza, o almeno l'attenzione a un minimo di qualità , viene posta oltre che nell'organizzazione del lavoro, dell'economia, dei servizi, ecc. anche in questo genere di manifestazioni. La valutazione e il confronto nascono allora spontanei, e se i turisti veri e propri attribuiscono pregiudizialmente alla natura dei siciliani o dei meridionali in genere l'approssimazione, quelli di ritorno rincarano la dose a causa dell'amarezza generata dal confronto a perdere.

Certo, il confronto si fa anche su altri fronti. Eppure, se al Nord certe feste o sagre sono un vero e proprio affare e, nate come popolari, sono però infrequentabili da una larga parte della popolazione, la generosa gratuità della maggior parte delle sagre dei Nebrodi e della Sicilia in genere non compensa lo stesso certi loro difetti. Se certe sagre del pesce brianzole offrono oramai a non meno di 8-9 euro la vaschetta di fritto misto di pesce surgelato - in molti ristoranti non costa di più, ma c'è almeno un buon servizio! - non è forse il caso di prenderle come esempio, ma un'equa contribuzione può essere un serio aiuto per gli organizzatori (per questo parlavamo di ingenuità) o quanto meno educa i visitatori a non sprecare, come ci è capitato di vedere, tanta grazia di Dio solo perché è gratis.

Non vogliamo comunque farla lunga, giacché molti sono gli aspetti che bisognerebbe curare e approfondire e questo ci porterebbe lontano dallo scopo delle nostre "segnalazioni". Gli organizzatori di sagre e di feste - se solamente lo vogliono - con semplici e attente osservazioni di ciò che fanno e di ciò che succede intorno a loro, mettendosi soprattutto dal punto di vista dell'ospite, sono sicuramente in grado di individuare i difetti e di apportare quegli aggiustamenti che permettono di fare un bel salto di qualità ! Tuttavia vogliamo soffermarci su almeno una delle considerazioni che durante il nostro soggiorno di questo agosto 2006 abbiamo raccolto anche da amici e, più spontaneamente, da diversi turisti visitatori di sagre (oltre a quelle che abbiamo potuto fare in proprio).

L'attenzione si è spesso concentrata sulla durata e sulla collocazione oraria delle sagre o delle feste gastronomiche. La quasi totalità di esse ha una collocazione serale, spesso tardiva, e dura lo spazio di poche ore. L'idea di collocarle alle classiche ore 21, con peraltro frequenti e irritanti slittamenti, deriva certamente dalle locali abitudini di cenare tardi o dall'intenzione di offrire un dopo cena interessante a chi ha trascorso la giornata al mare. Ma questo modo di fare sagra ha molti svantaggi per i visitatori, e anche per gli organizzatori, e qui ne mettiamo in evidenza alcuni, magari per utili suggerimenti a chi volesse ragionarci un po'.

I "turisti" delle due tipologie - ma anche la gente del luogo - alle 21 hanno già sicuramente cenato, o perché hanno abitudini diverse, o perché alloggiano in albergo, o perché gli spostamenti verso il luogo della sagra hanno bisogno di tempo, o per altri mille motivi. E allora dopo cena hanno meno voglia, apprezzano di meno quei sapori che gli organizzatori vogliono proporre, vanno in un altro posto a fare qualcos'altro. Chi sceglie invece di non cenare prima e di saltare il pasto in attesa della sagra rischia il vuoto di stomaco. Sono rare le situazioni in cui il frequentatore di sagre - specie, se non si è capito, da tenere in gran conto perché ancora in grande evoluzione - trova quello che minimamente si aspetta, cioè di poter andare a cenare, dalle 19 o dalle 19,30 al massimo, assaporando il prodotto o il piatto proposto, standosene almeno seduto, e con un minimo di contorno, ovvero stands dove acquistare lo stesso prodotto o gli altri tipici del posto, informazioni di approfondimento su ciò che sta mangiando, magari un po' di musica, ecc.

E spesso verrebbe volentieri a mezzogiorno, se la sagra durasse l'intera giornata. E' vero che il sole d'agosto da queste parti invita certe volte più a dormicchiare sotto un albero o a rimanere in acqua che ad andare in giro, ma molti turisti "gastronomici" sono curiosi, vogliono conoscere, approfondire, e girano per sagre non tanto per abbuffarsi quanto per gustare ciò che gli è sconosciuto. E sono molti e spendono volentieri, perché acquistano prodotti che non finiscono in solaio. Questa parte della Sicilia non è cosଠassolata da non offrire spazi ombrosi, alberati, strutture che possono accogliere i visitatori all'aperto facendoli godere di un bel fresco anche a mezzogiorno, soprattutto per i paesi in collina o in montagna.

Una sagra dei prodotti locali a Floresta, a fine agosto, quando oltre alla frescura ci si può mettere anche la nebbia, non ha proprio necessità di cominciare alle 21, se non per i pochi dei dintorni che già conoscono quello che vanno a mangiare. Alle 19,30 non c'era ancora niente e siamo andati via.

E sono veramente terribili le due ore di sagra nel paese a mare prima dei fuochi, con una ressa insopportabile dovuta al fatto che offerta e consumo deve concentrarsi per forza in un tempo così ristretto. Anche quando si tratta di una festa del gelato, della granita, o di un dolce la collocazione solo serale o tardo serale appare limitativa. E se poi i tempi non vengono rispettati, o peggio, si vogliono fare anche dimostrazioni prima dell'assaggio, il turista scappa. E giudica. Ci è capitato a Patti il 20 agosto. Il programma dava la Sagra del Cannolo Siciliano in Piazza Marconi dalle 20, ma due ore e passa dopo gli indaffarati pasticcieri stavano ancora preparando gli ingredienti per "riempire i cannoli". L'orchestrina si sforzava di intrattenere il pubblico ormai stufo e qualche pattese diceva che stavano ancora mungendo le vacche per il latte per fare la ricotta con cui fare i cannoli. Esagerazione! Forse, ma ai ritrovi in piazza e da Santino Cavazza la richiesta di cannoli è aumentata in attesa di quelli della sagra. Chi li comprava? I turisti, che stanchi di aspettare poi se ne tornavano alla Marina.