Medamuseo. La cultura della lavorazione del legno, del mobile e dell’arredamento



La conclusione del mio Master in Museologia, museografia e gestione dei Beni Culturali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (anno accademico 2008-2009) è stata l’occasione per passare da una idea a un serio progetto museologico, elaborato sotto il titolo di “Medamuseo. La cultura della lavorazione del legno, del mobile e dell’arredamento.” L’incontro fra l’Università Cattolica e la disponibilità e l’iniziale interesse dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Meda ha consentito di sviluppare l’idea del museo in studio progettuale. Lo studio è stato presentato in Università il 19 settembre 2009 e poi a Meda il 13 dicembre dello stesso anno, in un contesto di proposta dell’Amministrazione comunale alla città.

Il progetto non ha avuto fino ad oggi un concreto sviluppo, né è stato possibile pubblicarlo almeno come studio, nonostante i bassi costi e la possibilità di patrocinio di enti e istituzioni di rilievo e la sua utilità almeno come immagine. Ovvero, dopo qualche tentativo ho preso atto dello scarso interesse di istituzioni pubbliche e private medesi a veicolare un progetto così importante per la città, e l’ho riposto in un cassetto, affatto intenzionato a continuare nei tentativi. Chi non sa apprezzare non merita neppure di essere preso in considerazione.

Due anni di vuoto assoluto, ma non spettava a me decidere se farlo seguire da una progettazione esecutiva che trasformasse in decisioni, tempi e risorse le indicazioni, i consigli e le raccomandazioni di cui è fitto il lavoro. Col trascorrere dei mesi si è affievolita la speranza che il tempo impiegato nella progettazione potesse essere utile a concreti futuri sviluppi ma è sempre più vicina la possibilità che lo studio rimanga sepolto per sempre nel cassetto.

Il progetto è stato una fatica è speravo che ne valesse la pena. Ho cercato di dare corpo a ciò che per diversi anni, dal 2004 in poi, è stata per me poco più che una idea progettuale, anche se vivamente presente, e non solo nella mia veste strettamente privata di cittadino quanto come presidente, ruolo in qualche modo pubblico, del sodalizio che per missione dovrebbe prendersi cura della promozione della città di Meda, la Pro Loco, che fra il 2006 e il 2008 ha fatto - purtroppo senza risultati - diversi tentativi per rendere questa idea qualcosa di più concreto.

L’idea era ed è quella di dare finalmente - se ne parla da molti anni - alla città di Meda la sua istituzione culturale più importante, quella che più di ogni altra può mostrare alle future generazioni di medesi, e allo stesso tempo anche al Mondo, ciò che la città è stata ed è capace di fare nell’ambito della lavorazione del legno, del mobile e dell’arredamento: un museo all’altezza del prestigio della sua tradizione mobiliera. Quanto a tradizione, capacità, notorietà e ricchezza di una filiera pressoché completa, Meda non è seconda a nessuno dei centri più importanti del “distretto del mobile” brianzolo, anzi.

L’approccio alla creazione nella città di Meda di una istituzione che possa mostrare, raccontare, comunicare la cultura del mobile è stato ovviamente di genere museologico ampio, non potendo del resto addentrarmi prima del tempo in aspetti museografici o, per taluni ambiti, più tecnici di quanto già non lo siano diversi capitoli del lavoro.

Lo scopo che mi sono prefisso è stato essenzialmente quello di offrire un utile strumento di approfondimento a chi vuole - deve? può? - ragionare sulla decisione di avviare il percorso istitutivo del museo, da solo o magari sedendo intorno a un tavolo insieme ai principali soggetti protagonisti del mobile medese. Offrire insomma un quadro d’insieme delle più importanti questioni che si troverà ad affrontare chi deciderà di intraprendere quella che si preannuncia come una vera e propria impresa.

Nel lavoro vengono dispensati anche suggerimenti ed esortazioni, secondo quelle che appaiono le conclusioni ormai acquisite dagli ampi dibattiti fra museologi e che stanno, ormai da tempo, dando nuova vita ai musei italiani, ma vengono soprattutto offerti punti di riferimento dai quali non si potrà prescindere. Alcune parti potranno anche rivelarsi obsolete con il passare del tempo, ma è presto per una revisione.

Per gli addetti ai lavori molti passaggi potranno sembrare quasi delle ovvietà, e molti potrebbero essere anche i temi mancanti, ma lo studio è destinato a parlare anche a chi è digiuno delle cose della museologia e pure si troverà a operare delle scelte importanti ed è quindi pensato anche come strumento per avere un’idea più chiara delle opportunità e delle conseguenze di queste scelte.

Lo studio è stato alla fine semplificato di allegati e appendici per non farne un lavoro dalle dimensioni inutilmente corpose, utilizzando in loro vece i rimandi all’ormai ampia letteratura sugli aspetti museologici specifici e a norme e documenti, immediatamente reperibili anche on line. A coloro che vorranno usare questo progetto quale strumento operativo, credo che basterà un’attenta lettura - completa però, fino in fondo - per farsi un’idea della complessità, ma anche del fascino, dell’impresa che li attende.